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L'intervento del Presidente Aifos Paolo Carminati agli Stati generali della Salute e Sicurezza sul lavoro alla Camera dei Deputati il 21 ottobre 2026
Grazie mille. Ringrazio la moderatrice, l’onorevole Quartini per quanto ci ha detto, tutta la commissione che ha lavorato su questo tema e, naturalmente, tutti i familiari delle vittime per le loro testimonianze.
Come ricordavano anche questa mattina Dino ed Elena Parelli, il mio intervento si basa molto sulla Carta di Lorenzo, che consiglio a tutti di leggere, stampare e appendere nelle proprie organizzazioni. È un documento molto importante, con una visione prospettica, ma soprattutto capace di richiamare l’attenzione sulla necessità di essere presenti e consapevoli.
Come dicono spesso Elena e Dino, il tema centrale è proprio quello della consapevolezza.
Penso che tutti noi presenti sappiamo benissimo quanto si faccia in materia di informazione e formazione. Lo dico provocatoriamente: forse ne facciamo anche troppa. Il punto fondamentale, però, è un altro: chi partecipa a questi percorsi è davvero consapevole?
Formazione, addestramento e consapevolezza sono tre aspetti fondamentali. Voi probabilmente li conoscete meglio di me. Formiamo tantissime persone: lavoratori, datori di lavoro e preposti. Una parte di queste attività viene svolta anche in conformità a quanto previsto dalla normativa.
Dobbiamo però porci una domanda, che è anche al centro dell’Accordo Stato-Regioni e della sua attenzione all’efficacia della formazione: i lavoratori sono davvero consapevoli?
Conoscete tutti il classico esempio del lavoratore che viene formato e addestrato, ma che una mattina arriva in azienda e trova un macchinario privo dei sistemi di sicurezza. Nonostante abbia ricevuto la formazione e l’addestramento, continua a utilizzarlo, come se nulla fosse. È una situazione sulla quale noi di Aifos, ma credo tutti coloro che sono qui oggi, ci interroghiamo quotidianamente. Che cosa può migliorare la formazione da questo punto di vista?
È giusto formare le persone e combattere il fenomeno degli attestati falsi, contro il quale ci battiamo da oltre vent’anni. Probabilmente si tratta di una parte numericamente limitata del problema, ma è certamente un fenomeno da contrastare.
Credo, tuttavia, che oggi, anche da parte delle istituzioni regionali e nazionali, sia necessario guardare oltre. Dobbiamo fare in modo che la formazione produca consapevolezza. Non è facile, perché entra in gioco tutto il tema dell’efficacia formativa. Da questo punto di vista, l’Accordo Stato-Regioni ci offre un aiuto importante e traccia un percorso, anche se resta da definire nel dettaglio come debba essere valutata e declinata l’efficacia della formazione. Sono convinto che tutti coloro che siedono a questo tavolo siano in grado di riconoscere quando un corso è efficace e quando, invece, non lo è. Lo stesso vale per la capacità di rendere davvero consapevoli le persone. Questa deve essere la nostra ambizione.
Anche sul piano regionale si potrebbe fare molto. Se fossi una Regione, mi concentrerei non soltanto sul problema degli attestati falsi, che naturalmente deve essere debellato, ma soprattutto sull’efficacia della formazione. Sappiamo tutti che esistono portali online attraverso i quali è possibile acquistare attestati con pochi clic. Non faccio nomi: chi lavora in questo settore conosce bene il fenomeno. I nomi dei portali possono cambiare, ma purtroppo queste realtà continueranno probabilmente a esistere. Per questo motivo, il nostro impegno deve concentrarsi soprattutto sulla capacità di rendere le persone consapevoli.
Spesso consideriamo la formazione come un punto di partenza. Sappiamo che molti lavoratori non sono nemmeno formati, e questo è già un problema importante, che meriterebbe di essere analizzato. Ma c’è anche un’altra questione: che cosa succede al lavoratore che è stato formato?
Molto spesso entra in un meccanismo organizzativo nel quale si sente costretto a lavorare e a produrre, anche quando si accorge che qualcosa non funziona. Se si rende conto che un macchinario non è sicuro, che cosa dovrebbe fare? E, soprattutto, che cosa dobbiamo fare noi per evitare che continui a lavorare in quelle condizioni? Questo è il secondo tema fondamentale. Possiamo formare una persona e renderla consapevole, ma quando arriva in azienda può non sentirsi libera di comportarsi di conseguenza, perché non si sente tutelata. È una questione che riguarda anche i datori di lavoro.
Finalmente, con il nuovo Accordo Stato-Regioni, è stato introdotto l’obbligo di formazione per i datori di lavoro, un aspetto che mancava nel quadro precedente. Ricordiamoci che in Italia ci sono 4,5 milioni di datori di lavoro. Secondo i dati raccolti dal nostro osservatorio, ad oggi soltanto il 25% ha già completato il percorso formativo previsto, mentre milioni devono ancora farlo, in vista della scadenza di maggio. Ma anche in questo caso dobbiamo andare oltre il semplice adempimento normativo. La formazione dei datori di lavoro non dovrebbe essere considerata come un corso qualsiasi, da frequentare per ottenere un attestato. Dovrebbe rappresentare un'occasione di crescita e sviluppo della persona, anche rispetto al proprio ruolo organizzativo. Il lavoratore deve sentirsi libero di non utilizzare un macchinario quando non è possibile lavorare in sicurezza. In molte organizzazioni, oggi, questo non è ancora possibile. Dobbiamo quindi promuovere la consapevolezza non soltanto dei lavoratori, ma anche dei datori di lavoro.
Abbiamo presentato alla fine di settembre in Senato il Libro Bianco di Aifos "Il sistema della formazione a un anno dall'Accordo Stato-Regioni 17/04/2025". Il documento si concentra su quattro aspetti principali.
Il primo tema riguarda le linee guida interpretative. Come sapete, l’Accordo Stato-Regioni è un documento articolato, di circa cento pagine, nel quale restano alcuni punti non del tutto definiti o sufficientemente chiari. Sarebbe importante che il Ministero del Lavoro, in coordinamento con le Regioni, pubblicasse quanto prima indicazioni interpretative chiare.
Chi rappresenta le associazioni di settore riceve quotidianamente domande su come interpretare determinate disposizioni. Avere indicazioni condivise aiuterebbe tutti gli operatori a lavorare con maggiore certezza. Sono convinto che le associazioni presenti siano disponibili a fornire il proprio contributo e che il Ministero del Lavoro in primis possa farsi carico di questo lavoro.
Il secondo punto riguarda la necessità di una campagna di comunicazione, che abbiamo già sollecitato al Ministero del Lavoro. Pensiamo soprattutto alle micro e piccole imprese. Molti datori di lavoro potrebbero non sapere ancora di dover frequentare il percorso formativo previsto, della durata di 16 ore. Naturalmente, chi si avvale di un buon consulente in materia di salute e sicurezza probabilmente è già stato informato o ha già avviato il percorso. Ma dobbiamo ricordarci che esiste anche una parte significativa di datori di lavoro che non è seguita da alcun consulente.
Sarebbe quindi importante avviare una vera campagna di sensibilizzazione, capace di raggiungere direttamente queste persone e comunicare loro un messaggio semplice: è necessario formarsi. Per ottenere questo risultato occorrono anche risorse adeguate. È un investimento indispensabile per far conoscere gli obblighi e promuovere una cultura della sicurezza più diffusa.
Il terzo punto riguarda il Repertorio nazionale. Tutti noi siamo in attesa di sviluppi su questo tema. Il Ministero del Lavoro è in attesa che il Parlamento intervenga nell’ambito delle proprie competenze: è una questione che aspettiamo da anni e sulla quale auspichiamo finalmente dei progressi.
Il quarto e ultimo punto riguarda i modelli operativi per valutare l’efficacia della formazione. È un tema sul quale anche Aifos si sta impegnando concretamente. Credo che tutti noi abbiamo esperienze, competenze e buone pratiche da condividere. Dobbiamo metterle a fattor comune e renderle pubbliche, affinché possano diventare riferimenti utili per tutto il settore. L’obiettivo è fare in modo che la persona formata sia anche addestrata e consapevole.
La formazione non è sempre svolta nel modo migliore. I fattori che incidono sulla sua efficacia sono numerosi. Pensiamo, per esempio, alle difficoltà linguistiche. Nelle aule di formazione sono presenti molti lavoratori stranieri e le sfide non riguardano soltanto la lingua, ma anche le differenze culturali. Mettere insieme persone provenienti da continenti e contesti culturali diversi rappresenta una sfida importante per chi deve trasmettere conoscenze e competenze. Anche su questo fronte dobbiamo lavorare, valutando la possibilità di coinvolgere mediatori culturali che possano intervenire nei corsi e facilitare la comprensione dei contenuti.
Sappiamo che questo comporta degli oneri, che non vanno considerati come spese bensì come investimenti. Oggi esistono strumenti e soluzioni che possono aiutarci a rendere la formazione più efficace e accessibile. Ribadisco, però, che l’obiettivo finale deve essere sempre lo stesso: una formazione che non si limiti a trasmettere informazioni, ma che sviluppi una reale consapevolezza della sicurezza.
Aifos - Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro
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